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Il primo amore: meglio scordarlo?

E’ provato che il primo amore, con la sua ondata di sentimenti e batticuori nuovi e sconosciuti, resta sempre nella memoria e nel cuore. Ma non sempre è un bene perchè può ripercuotersi sulla vita sentimentale adulta

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A cura di Chiara Catanese

 

Ancora una volta il proverbio è depositario non solo di saggezza popolare ma anche di verità: il primo amore non si scorda mai. E se prima provavamo a fare in modo di averne un buon ricordo memori dell’ammonimento di questo adagio, adesso possiamo contare anche sulla conferma degli esperti: lo assicura Malcolm Brynin, uno psicologo che ha curato un libro che ha spopolato in Inghilterra, “Changing relationship”.


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Il primo amore è sempre stato ammantato di un’aura mitica di romanticismo, materia per letteratura e film, con i destinatari ideali nei preadolescenti che popolano di sogni e fantasie un mondo che sta per schiudersi davanti a loro, negli adolescenti che già ci sono dentro e anche negli adulti che ritornano con la memoria a riassaporare quei momenti unici legati alla loro giovinezza. I tempi cambiano ma tutti sembrano concordi nell’affermare che la magia del primo amore resta intatta e autentica, resiste al cinismo e alla falsità dei tempi che corrono, che trovare qualcuno da amare e che lo ami, lo capisca e lo scelga per quello che è, è per l’adolescente sempre un’esperienza unica, spartiacque fra l’infanzia e il mondo della scoperta e consapevolezza di sé. Si può incorrere in tante cotte e flirt prima di incappare nel primo amore, ma quando ci si trova invischiati in esso, allora la prospettiva cambia e la cosa si fa di importanza capitale per l’individuo e, stando alle recenti ricerche, anche per il suo modo di comportarsi nel futuro


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Il famoso psichiatra Vittorino Andreoli ha dedicato a questo tema pagine esemplari e bellissime per chiarezza e poesia di vita nel suo saggio “L’uomo di vetro -La forza della fragilità”. In un periodo della vita colmo di incertezze e di cambiamenti, in cui l’adolescente si trova a dover fare i conti con il suo corpo che cambia mentre i punti di riferimento si spostano dalla famiglia al gruppo di amici e le conferme e il riconoscimento si cercano da parte dei coetanei, spesso inseguendo modelli che altrettanto spesso generano aspettative irrealistiche e frustrazione per l’impossibilità di aderirvi, una persona come noi, appartenente al nostro mondo, che ci ama per quello che siamo, mentre noi non sappiamo chi siamo se non l’essere peggiore al mondo, arriva come un’oasi nel deserto. E si compie l’alleanza di due anime contro un mondo che non le accetta e da cui non si sentono accettate, in un mondo da prendere e lasciare a loro piacimento, da cercare di modellare su misura dei desideri della coppia.


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“Nel primo amore si da tutto perché si ha bisogno di tutto, di una relazione esclusiva e totale.” spiega Andreoli “E’ l’esperienza in cui l’altro diventa salvezza, e si sa che all’unisono e contemporaneamente il salvato salva chi lo salva. Una circolarità stupenda poiché non solo non pensi di essere inutile, ma addirittura che la tua imperfezione sia ora fonte di beatitudine. E‘ il momento in cui l‘amore sana ogni senso del limite e anzi pone il limite come forza di quel miracolo”. E così l’adolescente scopre anche il gusto di progettare un legame che si vede stagliarsi sul futuro, oltre a scoprire i propri punti di forza, scavare nell’autenticità di se stesso e dell’altro e dunque dei rapporti umani, abbandonare i modelli (“Dal sogno di cambiarsi a quello di rimanere per sempre come si è”, perché è così che sei amato).

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Già Andreoli osserva che “al primo amore seguono amori differenti, più limitati, meno romantici ed esclusivi. L’amore diventa una componente dell’esistenza assieme a funzioni altrettanto importanti nella vita adulta, come la professione, l’affermazione individuale. Non più la dimensione di una unità indivisibile.” Ed a questo proposito che si inserisce lo psicologo Malcolm Brynin con il suo libro che furoreggia in Inghilterra. Il messaggio è impopolare: un primo amore felice porta più guai di uno non proprio roseo. Non possiamo guarire dal primo amore, come ha intitolato il Guardian che ha diffuso la notizia. Da uno felice, of course. La motivazione è che chi ha avuto un primo amore felice e appagante fa molta fatica a liberarsi dall’idea di un rapporto unico e tenderebbe a riproporre e ricercare nelle relazioni lo stesso affiatamento, la stessa esclusività, la stessa spensieratezza sperimentati nella prima storia. Ciò che è indice di una personalità non ancora emotivamente adulta.

 

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"Un rapporto maturo si basa sull'avere un progetto comune, sulla stima, sul rispetto, sulla capacità di accettare l'altro per come è. Suona forse meno romantico ma funziona di più nella vita reale. La passione e la sconsideratezza fanno di una relazione un evento emotivamente squilibrato che non può essere sostenuto per tutta la vita e che denota un approccio un po' infantile al rapporto di coppia" sostiene Brynin nel saggio. Secondo cui dunque bisogna liberare la mente e il cuore del ricordo del primo amore nell’approccio con gli altri e perchè una relazione abbia probabilità di funzionare. Detto questo, le ragazze (e i ragazzi) di tutto il mondo continueranno a sognare un primo amore felice e appagante. La colpa del comportamento a venire del resto non è del primo amore ma della maturità della persona. Che quando è reale saprà portare qualcosa del respiro del primo anche negli amori dell’età adulta.

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