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Gli effetti del sole

Con l'arrivo dell'estate prendere una bella abbronzatura diventa un must. Il sole fa bene, ma i raggi ultravioletti possono anche provocarci tantissimi danni e gravi malattie: non dimentichiamo mai le protezioni adeguate e non esageriamo con l'esposizione

A cura di Silvia Casini

 

sole_proecontro_1"Che bella cosa na jurnata 'e sole!", cantava Enrico Caruso facendosi conoscere e apprezzare in tutto il mondo, ma il Sole, oltre che influenzare positivamente i livelli dell'umore, può giocare un ruolo importante nell'induzione e nell'aggravamento di pericolose malattie della pelle, tra cui naturalmente i tumori. 

Effetti sulla salute dell’uomo 
Gli UV-A sono i meno dannosi a livello di scottature, ma possono causare ustioni ad alte dosi e una sindrome denominata acne di Maiorca. Sono i principali responsabili dell’invecchiamento della pelle; anche gli UVB fanno la loro parte. Alte intensità di UV-B sono dannose per gli occhi, e un'esposizione prolungata può causare il flash di welder (fotocheratiti). Sia gli UV-B che gli UV-C danneggiano le fibre di collagene, e quindi accelerano l'invecchiamento della pelle. Gli UVA penetrano più in profondità nella pelle e danneggiano le cellule che producono le fibre di collagene o fibroblasti. Recenti studi hanno dimostrato che i filtri (creme) solari proteggono bene contro i raggi UV-B, ma poco contro i raggi UV-A. L’80% delle rughe è provocato dal sole. 

Come difesa contro la luce ultravioletta, dopo una breve esposizione il corpo si abbronza rilasciando melanina, un pigmento scuro. La quantità di melanina varia a seconda del tipo e del colore della pelle. La melanina aiuta a bloccare la penetrazione degli UV e impedisce che questi danneggino la parte profonda della pelle. Nonostante ciò, la maggior parte dei dermatologi raccomanda di non esporsi troppo al sole estivo, specialmente nelle ore centrali della giornata. 

I danni da UV 
sole_proecontro_2L’Oms ha identificato nove malattie strettamente legate all’esposizione a radiazioni ultraviolette: 
1.melanoma cutaneo, tumore maligno dei melanociti, cellule della pelle che producono il pigmento cutaneo (melanina) 
2.carcinoma squamoso della pelle, tumore maligno che, rispetto al melanoma, ha un’evoluzione più lenta ed è associato a minore morbilità e mortalità 
3.carcinoma basocellulare (basalioma), tumore cutaneo che si sviluppa prevalentemente in età avanzata e si diffonde lentamente e localmente 
4.carcinoma squamoso della cornea o della congiuntiva, raro tumore oculare
5.cheratosi, malattie croniche della pelle che in rare occasioni possono generare lesioni pretumorali 
6.scottature 
7.cataratta corticale, degenerazione del cristallino, che diventa sempre più opaco fino a compromettere la vista e che, in certi casi, può portare anche alla cecità 
8.pterigio, inspessimento della congiuntiva che porta a opacizzazione della cornea o a una limitazione dei movimenti oculari 
9.riattivazione dell’herpes labiale, a causa dell’immunosoppressione indotta dall’eccesso di UV. 

Prevenzione
Il Sole, come è noto, è fonte di benessere per l'organismo, ma anche causa di gravi patologie della pelle quando se ne abusa o non ci si protegge adeguatamente. Chi lavora all'aperto poi è esposto molto più degli altri ai rischi provocati dalle radiazioni ultraviolette. I raggi ultravioletti provocano o aggravano moltissime patologie cutanee. Tra le raccomandazioni da seguire, oltre ai normali indumenti e accessori protettivi da indossare, come ad esempio cappelli, occhiali, magliette, occorre anche una migliore organizzazione dei turni da parte dei datori di lavoro per tutte quelle persone che lavorano all’aperto. Il fenomeno riguarda in maniera particolare i cosiddetti stradini, termine che si riferisce alle persone che lavorano molte ore all'aperto, come gli addetti alla manutenzione delle strade, ma che oggi può essere esteso anche ai muratori, ai contadini, ai pescatori, agli sportivi, ai poliziotti addetti al controllo della viabilità e moltissimi altri, quasi a identificare una nuova categoria trasversale a rischio UV

sole_proecontro_3"Negli ultimi anni - spiega Gennaro Spera, dermatologo del CNR - il rapporto con l'esposizione al Sole è profondamente cambiato. Mentre infatti i nostri nonni ci raccomandavano di stare molto alla luce, anche per prevenire malattie quali il rachitismo, oggi si tende a fare molta più attenzione e anche un po' di allarmismo su questo argomento. In ogni caso, il rischio maggiore lo corrono coloro che si espongono ai raggi ultravioletti nelle ore più critiche, vale a dire dalle 11,00 alle 15,00, ma soprattutto chi è costretto per lavoro a passare lunghe ore all' aperto". 

Proprio per tutelare al massimo gli stradini, il manuale rivolge alcune raccomandazioni ai lavoratori e ai datori di lavoro: "Come sempre – precisa il dottor Spera - è la prevenzione la migliore cura: per questo raccomandiamo una buona organizzazione del lavoro, attraverso opportune turnazioni; e una particolare attenzione dei datori alle mappe di rischio, che tengono conto di fattori quali orario di lavoro, zona geografica, condizioni meteorologiche, altitudine, grado di diffusione delle radiazioni nell'atmosfera e grado di riflessione delle radiazioni da parte delle superfici circostanti, come sabbia e neve". 

Occorre: 

  • Limitare il più possibile l’esposizione alla luce solare nelle ore più calde, tra le 10 e le 14. 
  • Stare all’ombra nelle ore più calde. 
  • Indossare vestiti protettivi. 
  • Usare creme solari protettive (almeno +15). 
  • Evitare l’uso di lampade o lettini abbronzanti, soprattutto prima dei 18 anni. 
  • Tenere conto dell’indice UV. 
  • Proteggere in particolar modo i bambini, perché sono più a rischio degli adulti. 

 

Effetti positivi e negativi degli UV 
sole_proecontro_4L’esposizione ai raggi UV non ha però soltanto effetti negativi. Queste radiazioni hanno infatti un ruolo importante nella sintesi organica di vitamina D, sostanza coinvolta nello sviluppo dello scheletro e in grado di proteggere le ossa da malattie quali il rachitismo, l’osteomalacia e l’osteoporosi. In generale, basta una minima esposizione ai raggi UV per ottenere questi effetti protettivi. Le persone più a rischio di sviluppare una carenza di vitamina D legata a una scarsa esposizione alla luce solare sono:

  • carcerati 
  • persone dalla pelle molto chiara che vivono ad alte latitudini 
  • persone che per motivi religiosi o culturali girano completamente coperte. 

Questi soggetti dovrebbero assumere integratori di vitamina D, dietro consiglio del medico. 

Anche se i raggi ultravioletti possono arrecare benefici quali la sintesi della vitamina D, l'azione antisettica e antibatterica, la fotosintesi della melanina e la liberazione di sostanze antiossidanti, vasoattive e filtranti, non si possono assolutamente trascurare gli innumerevoli effetti negativi. Si pensi, ad esempio, all'invecchiamento precoce, all'alterazione di alcuni geni e soprattutto ai danni al DNA e ai fenomeni tumorali (fenomeno del Photoaging). 

Insomma, dobbiamo sfruttare le proprietà benefiche dell'esposizione al sole, ma senza esagerare e proteggendoci a dovere, in maniera tale da non incappare negli effetti collaterali.

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