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Se il surrealismo va di moda

Torna a influenzare la moda il movimento che tra gli anni Venti e Trenta rivoluzionò l'arte e la cultura in Francia, con un messaggio per i designer e i fashionisti del nostro secolo: liberare le idee e ritrovare il senso del meraviglioso

“Surrealismo, sostantivo: automatismo psichico puro per mezzo del quale ci si propone di esprimere, sia verbalmente, sia per iscritto, sia in qualsiasi altro modo, il funzionamento reale del pensiero. Dettato dal pensiero, in assenza di ogni controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica o morale,” così lo scrittore francese Andrè Breton, definiva nel suo Manifesto del 1924, il movimento che, tra gli anni Venti e Trenta a Parigi, affascinò esponenti delle arti visive, del cinema e della letteratura quali  Jean Cocteau, Tristan Tzara, Luis Buñuel, Salvador Dalì, René Magritte, Joan Mirò e Max Ernst, per citarne solo alcuni.



Il Surrealismo riuscì però a influenzare in quegli anni anche il design e la moda,
come prova la mostra “Surreal Things: Surrealism and Design”, allestita presso il Victoria & Albert Museum di Londra. Tra gli oggetti in mostra vi sono il divano modellato sulle labbra dell’attrice Mae West (1936-37) e il telefono aragosta (1938) di Salvador Dalí, ma anche l’abito “lacrima” e il cappello-scarpa di Elsa Schiaparelli. Grazie alle collaborazioni con i massimi esponenti del Surrealismo, Schiaparelli creò infatti a metà degli anni Trenta insoliti ed originali capi, dando un nuovo significato alla parola “moda”.


Nata nel settembre 1890 a Roma in una famiglia di intellettuali, Schiaparelli presentò nel 1927 a Parigi, dove viveva e lavorava, la sua prima collezione, ispirata al futurismo e allo stilista francese Paul Poiret. Fu però il golf “trompe l’oeil”, con un disegno di un grande nodo a forma di papillon sul davanti, a lanciarla nel mondo della moda. In seguito, sui golf firmati Schiaparelli apparvero cravatte da uomo, scialli, cruciverba, cinture disegnate chiuse con vere fibbie di metallo, tatuaggi con cuori e scritte, come se il maglione fosse il petto di un marinaio o di un galeotto, o il disegno di uno scheletro, che dava un singolare effetto “lastra a raggi X” alla persona che l’indossava.


Con il passare degli anni i decori degli abiti, delle giacche e dei tailleur creati da Schiaparelli, più conosciuta come “Schiap”, cominciarono a divenire più complicati, mentre la necessità di sovvertire le regole della moda si fecero più urgenti. Una delle giacche che Schiaparelli creò in questi anni prevedeva, per esempio, due mani maschili guantate incrociate sulla schiena, per dare l’impressione che la donna che l’indossava era abbracciata a un uomo.
La moda è spesso il risultato del contesto in cui viene creata e delle idee che si desiderano veicolare attraverso di essa, e il connubio tra Schiap e i surrealisti divenne semplicemente inevitabile. Nel 1936 Schiaparelli cominciò a elaborare temi decorativi particolari, come grandi farfalle a rilievo che sembravano volare sulle giacche, mentre Salvador Dalì e Jean Cocteau crearono per lei dei veri e propri capolavori.


Per l’Autunno/Inverno 1936-37, Dalì si ispirò alla sua “Venere di Milo con cassetti” (1936) disegnando per Schiaparelli il modello “Scrivania”, un tailleur con le tasche a forma di cassetti dotate di anelli per l’apertura. Il modello fu persino fotografato da Cecil Beaton su Vogue su uno sfondo che ricordava i quadri surrealisti di Dalì. Per l’estate 1937, Cocteau si divertì a elaborare il tema del doppio nelle creazioni firmate Schiaparelli e disegnò un mantello di tessuto lilla con, ricamato sulla schiena, un vaso di fiori applicati. Il vaso, poggiato su una colonna, era realizzato accostando due profili femminili. Fu sempre Cocteau a disegnare una giacca di lino grigio sabbia con il profilo di una silhouette di donna, realizzata in lamè oro e argento e filo di seta, che dava l’impressione di appoggiarsi al petto della donna che indossava l’indumento.


È ancora del 1937 l’abito di etamine di seta bianca e arancio stampato con un’aragosta circondata da ciuffi di prezzemolo disegnata da Dalì, mentre risale al ’38 l’abito “lacrima” in crêpe di seta stampata con disegni a strappi di Dalì, completato da un lungo velo decorato con strappi di tessuto rosa e rosso applicati a ricamo. Sempre disegnato dallo stesso artista è il tailleur della collezione Autunno/Inverno 1937-38 con tasche rifinite con bocche femminili, completato dal cappello a forma di scarpa con tacco rosso.



Per celebrare la mostra presso il V&A e la rinascita del surrealismo nel design contemporaneo, i grandi magazzini Selfridges hanno lanciato la stagione “Surreal and Shop” che offrirà fino a giugno delle esperienze “surrealiste” ai clienti, dalle vetrine del negozio di Oxford Street, disegnate da noti designer contemporanei, ad eventi ed installazioni all’interno del department store e del suo caffè. I clienti di Selfridges troveranno inoltre sugli scontrini citazioni di autori surrealisti, che, si spera, li ispirerà ad approfondire il tema, come hanno fatto molti designer moderni.     

Il surrealismo è tornato infatti ad apparire qui e là in recenti crezioni di stilisti contemporanei, spesso ornate con dettagli eccessivi, sproporzionati, irriverenti o semplicemente buffi. Qualche esempio? Gli enormi bottoni o farfalle che decorano le giacche, i cappotti e gli abiti della collezione Autunno/Inverno 2007-08 di Benjamin Cho, o le mani applicate sulle spalle degli abiti di questo giovane designer, che realizzano ai ferri la maglia che si sta indossando o fingono di reggere, come se fosse una borsa, il miniabito che si indossa.




Sono surrealiste le camicie e le gonne con mani applicate o gli abiti con un abitino alla “Alice nel Paese delle Meraviglie” cucito sul davanti, firmati Rei Kawakubo e presentati a febbraio alla settimana della moda di Parigi. Vanno poi ricordati gli abiti “oversize” arricchiti da enormi catene o fiocchi di Kryzsztof Strozyna e le applicazioni in stoffa che formano buffe facce sui miniabiti di Louise Gray.


Rei Kawakubo

Kryzsztof Strozyna
Louise Gray

In cerca di calzature surreali? Provate per il prossimo inverno gli stivali un po’ kitsch della 69-96 con portamonete con chiusura a scatto incorporati, o, per questa estate, le calzature-opere d’arte di Marloes ten Bhömer. Questa designer olandese piega infatti la pelle attorno al piede formando degli incredibili origami o disegna calzature che assomigliano a strutture architettoniche minimaliste, più che a semplici sandali o décolletée. 



Per le borse dal tocco un po’ surreale ci sono quelle della linea “Y” nate dalla collaborazione tra il giapponese Yohji Yamamoto e Mandarina Duck, degli ibridi, un po’ abito, salopette o giacca, e un po’ borsa.


In cerca di una borsa meno costosa e più pratica, ma decisamente surrealista? Sono disponibili sul sito Cafe Press sacche in tela con stampe di disegni di Dalì o eccentrici collage-tributo ai pittori surrealisti.
Liberare l’immaginazione poetica e dare sfogo ai sogni e alla fantasia con ironia, erano gli obiettivi del Surrealismo, ma sono anche gli obiettivi di chi crea mode e tendenze. Nulla da stupirsi quindi se gli stilisti contemporanei strizzano l’occhio a questo movimento per recuperare quel senso di meraviglioso e d’insolito che è il vero motore della moda e che spesso si perde dietro campagne pubblicitarie, modelle e celebrità del momento.

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