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Come diventare musicisti

E'ancora possibile vivere di musica? Quali sono le tappe fondamentali e le caratteristiche per diventare buoni musicisti? Quale strumento musicale ci è più congeniale? Lo scopriremo assieme ad una violoncellista divisa tra palco e cattedra

A cura di Massimo Raciti

 

Studiare musica significa procurarsi la capacità di esprimere emozioni, attraverso un codice che non ha confini di lingua, religione o colore. Quello del musicista però è un lavoro molto difficile, per diverse ragioni… Ne abbiamo parlato con Lorella Pirazzini, violoncellista, figlia d’arte e insegnante di musica presso varie scuole.

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Lorella, qual è stato il tuo percorso artistico? 
La musica ha sempre fatto parte della mia vita. Ho iniziato a suonare da piccola, insieme a mio padre; successivamente ho frequentato il conservatorio e diversi corsi di perfezionamento. La mia idea iniziale, che spesso gli stessi conservatori inculcano, era quella di lavorare come strumentista, meglio ancora solista. Poi però - dopo vari concorsi e concerti in gruppi di musica da camera, sinfonici e infine lirici - una serie di vicissitudini private mi hanno impedito di viaggiare e di seguire quindi quel percorso. Così ho dovuto scegliere la strada dell’insegnamento, che ho imparato ben presto ad apprezzare e che ho voluto approfondire con corsi di didattica della musica.

 

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Sei anche autrice di un libro, se non sbaglio…
No, affatto: non trovavo un testo di musica per bambini che mi convincesse fino in fondo, da proporre ai miei alunni, così recentemente, la pianista Silvia Baldini ed io abbiamo pubblicato un fortunato libro intitolato “L’Alfabeto della musica”, scritto a quattro mani per diffondere un metodo rivoluzionario di insegnamento dei codici musicali ai più piccoli; quella che in gergo definiamo “propedeutica musicale”.


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E hai abbandonato totalmente il mestiere di strumentista? 
Non proprio… anzi, ho iniziato a suonare anche musica leggera oltre che quella classica. Sporadicamente suono durante concerti e ho anche partecipato all’incisione di dischi ma oggi, per me, il mestiere di strumentista occupa sicuramente una priorità secondaria rispetto a quella di insegnante.

Qual è l’età giusta per cominciare a suonare uno strumento? 
Direi che mediamente, un futuro strumentista professionista inizia a suonare attorno ai 6 anni.


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E’ comunque possibile imparare anche iniziando a studiare da grandi? 
Si, ma senza sperare di poter diventare bravi professionisti. Gli strumenti musicali richiedono molto tempo da dedicare allo studio, un’elasticità delle dita, un’impostazione del labbro ed altre abitudini fisiche che è praticamente impossibile acquisire in età avanzata. E’ un po’ la stessa cosa che avviene anche per i ballerini classici. Certo, da adulti si può capire un meccanismo ma non è detto che lo si riesca a mettere in pratica.


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Come si può capire qual è lo strumento a noi più congeniale? 
E’ una questione che sta a metà tra gusto e temperamento; fondamentalmente ci si divide tra chi è più portato per il ritmo e chi per la melodia. Una volta capito questo - semplicemente osservando il modo istintivo di partecipare, ascoltando la musica - si potrà scegliere tra uno strumento percussivo oppure uno ritmico, che ci piace tenere tra le mani e ascoltare.


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Quali sono le possibilità lavorative per uno strumentista? 
Domanda speranzosa, risposta pessimista! (ndr. Lorella ride) Le orchestre chiudono per mancanza di fondi, l’insegnamento privato è in crisi, sia per la situazione economica non di certo rosea delle famiglie, sia perché ci sono molti interessi da cui i ragazzi vengono stimolati; la discografia è notoriamente moribonda… Oggi, sul mercato della musica - a parte pochi turnisti nella musica rock e pop dal vivo - forse funzionano di più le nuove figure professionali come quella del DJ , del tecnico del suono o dell’arrangiatore. Tuttavia mi auguro che in futuro ci possano essere le condizioni per far sì che gli strumenti reali non vengano abbandonati, anche perché i loro suoni sono decisamente diversi e ben più espressivi di quelli virtuali creati al computer! Allo stesso tempo, non vorrei essere fraintesa: io non vedo la tecnologia come un pericolo, ma come una grande opportunità; tutto sta nella giusta integrazione.


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Meglio i conservatori o le scuole private?
Per il tipo di riforma che è in atto, la preparazione musicale di base viene per forza di cose delegata alle scuole private o alla scuola dell’obbligo con orientamento musicale ma per chi dimostra un certo interesse e capacità elevate, è meglio il conservatorio. Ultimamente, la scuola dell’obbligo ha fatto rientrare maggiormente la musica nei programmi ma non per questo riesce a creare autonomamente dei validi strumentisti. Quando si entra in conservatorio, invece, si entra già con le idee chiare e si ha quindi la possibilità di approfondire. Tra l’altro, per ottenere un titolo di studio musicale, a breve non ci sarà più la possibilità di presentarsi all’esame come privatista; iscriversi al conservatorio quindi sarà l’unico modo.

 

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Cosa consigli a chi vorrebbe fare della musica il proprio lavoro? 
E’ difficile dare un consiglio perché in questo momento c’è un enorme disorientamento. La cosa più onesta che mi viene da dire è che, data la poca domanda e la sterminata concorrenza dell’offerta, al giorno d’oggi può vivere di sola musica solamente chi ha grosse capacità sia tecniche che artistiche, altrimenti è meglio fare un’altra cosa e goderne e fruirne solo a livello amatoriale. 

Un in bocca al lupo ai futuri Bach ma anche ai futuri validi musicisti/insegnanti, come Lorella Pirazzini!

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