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"Colpa delle stelle" a scuola per sensibilizzare sul tema dei tumori

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In occasione della campagna #FattiVedere, lanciata dalla Fondazione Veronesi per sensibilizzare gli adolescenti sul tema del cancro, al cinema Anteo di Milano 400 studenti delle scuole superiori hanno assistito alla proiezione del film "Colpa delle Stelle"

Colpa delle Stelle proiettato per le scuole

Il 4 febbraio 2015 ricorre il World Cancer Day, per questo il 3 febbraio, in occasione della campagna #FattiVedere, lanciata dalla Fondazione Veronesi per sensibilizzare gli adolescenti sul tema del cancro, 400 studenti delle scuole superiori hanno assistito alla proiezione del film "Colpa delle Stelle" presso il cinema Anteo di Milano.

Il film, tratto dal best seller di John Green, racconta la storia, romantica ma straziante, di due adolescenti, Hezel e Augustus (interpretati rispettivamente da Shailene Woodley e Ansel Elgort), che si incontrano in un gruppo di supporto per giovani malati di cancro e, nonostante gli ostacoli dovuti alla malattia, si innamorano.

Non vogliamo svelarvi il finale, nel caso, molto remoto crediamo, non abbiate visto il film (se è così, correte ai ripari e correte a comprare il dvd!), vi diciamo solo che in sala, durante la proiezione, ci sono stati parecchi lacrimoni, secondo quanto riportato sull'Huffington Post.

Adolescenti e tumore: la storia di Kaely

Dopo la proiezione del film, i giovani in sala si sono confrontati con quattro ragazzi che, come i protagonisti di Colpa delle Stelle, hanno dovuto affrontare una diagnosi di cancro in piena adolescenza.

Il primo a raccontare la sua storia è Thomas che ha sofferto per un anno di dolori fortissimi alla schiena, ma dopo tante visite Pronto Soccorso, la diagnosi non arrivava mai:

Mi dicevano che ero isterico, che non ragionavo lucidamente e la mia sofferenza dipendeva da quello

Il "quello" da cui dipendeva il dolore alla schiena era, invece, un sarcoma di Ewing al coccige. Come ha dichiarato Andrea Ferrari, coordinatore Progetto Giovani dell'istituto Nazionale dei Tumori di Milano e fondatore del Progetto SIAMO, il ritardo della diagnosi, nel caso degli adolescenti, non è purtroppo un fenomeno raro.

Un colpevole ritardo. 140 giorni dai primi sintomi contro 40 per i bambini, un po’ perchè non ci pensano i ragazzi, un po’ perchè non ci pensano i medici, siamo qui anche per ricordarlo: i tumori colpiscono anche a quest’età

Per questo Laura Veneroni, psicologa dell’Istituto, anche lei presente in sala, ci ha tenuto a dire direttamente ai ragazzi:

Non dovete spaventarvi per la prossima volta che avrete mal di schiena, ma se il dolore non passa, parlatene, se c’è un’anomalia persistente, parlatene. Talvolta dovete fidarvi degli adulti, possono sbagliare, ma ci sono

Il trailer di "Colpa delle Stelle"

Dopo Thomas è il turno di Eleonora, che aveva 13 anni quando le è stato diagnosticato un sarcoma. Anche lei ha dovuto affrontare tantissime cure, ma ce l'ha fatta:

Lunghe, lunghissime (cure). Un po’ andavo a scuola e un po’ no, ma sono riuscita a dare l’esame di terza media, a iscrivermi alle superiori. Alcune amiche del cuore mi sono state vicino, passavano i pomeriggi a casa con me quando non potevo uscire, e questo mi rendeva molto, molto felice. Altri mi sono stati così, ma immagino sia inevitabile. Una persona malata vuole soprattutto comprensione. A me non andava di parlare, mi bastava che mi facessero sentire come gli altri. La cosa più brutta è sentirsi compatiti

C'è poi Matteo, che ha affrontato ben due volte un medulloblastoma al cervelletto, la prima volta a 12 anni, la seconda dopo otto anni.

La prima volta non sapevo un granchè. Mentre mi portavano in sala operatoria e l’anestesista mi spiegava che mi avrebbe addormentato, pensavo solo che così mi sarebbe passato il mal di testa. La seconda volta è stata una batosta vera. Sapere di dover passare di nuovo attraverso intervento e chemioterapie, questa volta ad alte dosi, è stata dura davvero

Il caso di Cassandra, che a 17 anni rifiuta la chemio

In sala tutti i ragazzi erano attentissimi e pieni di domande da fare: qual è ora il senso della tua vita? Quanto dolore hai provato? Qual è stato il momento più difficile? A rispondere è Marina, che racconta:

Ricordo una Pasqua in cui avrei voluto restare in istituto, avevo paura del mondo fuori. Quando poi ho ricominciato ad andare a scuola, mi sono ritrovata con persone più piccole di me, le poche volte che provavo a parlare di quello che mi era successo ottenevo al massimo un “Mi dispiace”, che non sopportavo. So che probabilmente non è giusto, ma avrei preso tutti a schiaffi. Non avevo i capelli, pesavo la metà di adesso, ero uno scheletrino. Un po’ alla volta ne sono uscita, ho iniziato a fare un sacco di cose che non avrei mai pensato di fare. I piercing, i tatuaggi, i capelli grigi, vestiti neri, uscivo tutte le sere. Perché? Volevo godermi tutto, una volta che sei passato dal tumore, non ti fa più paura niente, scoprite di essere i più forti del mondo

Dalle sue parole e dal resoconto della giornata, raccontato sull'Huffington Post, emerge un importante messaggio: la malattia può colpire chiunque, anche in giovane età, ma bisogna avere il coraggio e la forza di affrontare tutto e credere nella guarigione. Del resto, come dice il proverbio, "ciò che non ci ammazza ci fortifica" e in questi casi bisogna sempre lottare per vincere ed uscirne più forti!

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