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"Vergini giurate", donne che vivono da uomini

Un'antica tradizione albanese permette alle donne di vivere da uomini e di godere degli stessi diritti maschili. Ma il pegno da pagare è una rinuncia eterna all'amore e al sesso

Le chiamano “Vergini giurate”. Sono donne che scelgono di “diventare uomini” per ottenere libertà e maggiori diritti, rinunciando all’amore sia fisico che platonico. Questa antichissima tradizione, che interessava e in parte interessa ancora l’Albania settentrionale ed altri Paesi ad essa confinanti, è riconosciuta dalla legge.

Diritti delle donne, società patriarcali, presunta superiorità dell’uomo sul sesso debole.
Tutte queste realtà si intersecano nel fenomeno delle “Vergini giurate”. Tutto, tranne ragioni legate alla sessualità psico-fisica, quelle ragioni cioè che, in questo periodo di grande dibattito e di grandi polemiche sui Dico, verrebbero per prime alla mente.

Il passaggio da una vita da donna ad un’esistenza da uomo, infatti, non è di tipo chirurgico. Chi sceglie di “diventare uomo” lo fa attraverso un giuramento che, per legge, garantisce l’ottenimento di tutti i diritti riconosciuti al sesso maschile ma non a quello femminile. Il fenomeno è disciplinato anche dal codice conosciuto come "Kanun di Lekë Dukagjini", uno dei codici legislativi più importanti dell’antichità.

La pratica sopravvive da centinaia di anni, anche se i casi di “Vergini giurate” moderne sono pochi (30-40 al massimo) e limitati ad Albania, Kosovo, Serbia e Montenegro
La morte del padre o del marito, l’assenza di un capofamiglia di sesso maschile, ristrettezze economiche, queste le ragioni principali che in passato potevano portare una donna a prendere una decisione tanto drastica. Ma la “conversione” da donna a uomo poteva avvenire anche nel caso della mancanza di eredi maschi, per permettere ad una figlia di accedere all’eredità. Poteva accadere che una ragazza non volesse accettare lo sposo che era stata scelto per lei.
Accettare una vita da uomo, a quel punto, poteva essere l’unico modo di evitare guerre familiari, annullando di fatto l’obbligo alla vendetta. Non sono rare neanche “conversioni” scaturite dal desiderio di indipendenza e di libertà.

Nelle zone montuose dell’Albania settentrionale tuttora alle donne sono riconosciuti pochissimi diritti, nonostante i secoli di progresso che separano il Paese dalle condizioni sociali che, nel XV secolo, portarono alla nascita  delle “Vergini giurate”.
Ancora oggi alle donne è vietato il voto nelle elezioni locali, solo gli uomini possono avere possedimenti terrieri o accedere a determinate professioni, l’indipendenza economica e sociale dal capofamiglia è un miraggio se non un’utopia.
Da qui la scelta della “conversione”: in seguito al giuramento, che di regola viene fatto di fronte agli anziani del villaggio, la “Vergine giurata” prende un nome maschile, si taglia i capelli, indossa abiti maschili e sceglie un’occupazione generalmente praticata dagli uomini, come il pastore o il guidatore di camion. Come tutti gli uomini, da qui in avanti può bere e fumare, partecipare alla guerra, usare armi, possedere terreni e proprietà, mangiare insieme agli uomini in stanze dove le donne non sono ammesse.
Dal giuramento in poi viene trattata come un uomo a tutti gli effetti, anche da coloro che sono a conoscenza della sua reale essenza biologica di donna.
Il pegno da pagare è la rinuncia all’amore e al sesso.

Una giornalista, scrittrice e regista di origini albanesi, Elvira Dones, affascinata e incuriosita dal fenomeno ha girato un documentario sulle “Vergini giurate” cercando di comprendere quali ragioni possano spingere una donna di oggi a scegliere una vita da uomo.

Una delle “Vergini” intervistate, Shkurtan Hasanpapaj, ha così spiegato la sua decisione: “sposandomi mi sarei sentita oppressa più che imprigionata. Anche quando nel matrimonio c’è l’amore e l’armonia, solo gli uomini hanno il potere decisionale. Io voglio una completa parità o nulla.”
Un’altra di queste donne, Sanie Vatoci, 50 anni, racconta di come sia stata costretta dalle circostanze a fare il “giuramento” quando era ancora un’adolescente.
Il padre morì così lei prese il posto del capofamiglia defunto. Ora però rimpiange quella femminilità da lei rinnegata in passato.
Oggi vive sola sostentandosi con il suo lavoro di camionista. “Quando guardo le altre coppie che leggono libri o guardano film - dice Sanie Vatoci – mi chiedo perché io non ho un compagno e perché mi comporto come un uomo. Forse c’era un uomo per me là fuori, da qualche parte!”

Queste donne ottenendo la libertà da uomini hanno dovuto accettare tutte le restrizioni che questo ruolo comporta.
Il giuramento delle “Vergini” è senza ritorno
. Infrangendolo, la pena potrebbe essere addirittura la morte. 

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