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Stop ai pensieri negativi!

Se ci fai caso spesso i pensieri negativi si trasformano in realtà. Ansie, paure e paranoie influenzano il nostro modo di vedere e vivere la realtà, per questo è molto meglio cominciare a pensare positivo

A cura di Antonella Marchisella



“Ognuno di noi ha una propria realtà che si costruisce istante per istante e che finisce inevitabilmente per influenzare il nostro modo di porci nelle situazioni e quindi deciderne l'esito. La realtà che viviamo non è quanto ci capita, ma come lo interpretiamo. La buona notizia è che queste interpretazioni possono essere modificate e sostituite con altre più utili e funzionali” esordisce così il Dott. Luca Mazzucchelli – Psicologo Sistemico Relazionale di Milano , che abbiamo intervistato per capire come i nostri pensieri siano una sorta di profezia e modificano le nostre realtà.


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Dott. Mazzucchelli in che modo i pensieri negativi si trasformano in realtà?
Quello che pensiamo e crediamo del nostro futuro, a un qualche livello, influenza il nostro atteggiamento interiore e, di conseguenza, le cose che ci succedono. La realtà che noi viviamo è quella che costruiamo nell’interazione con gli altri e, in questo processo, le nostre aspettative e modalità di porci giocano un ruolo spesso fondamentale. Per dirla con le parole di Albert Einstein: “l’immaginazione è più importante della conoscenza”. Chi è convinto che la propria giornata sarà pessima, affronta la quotidianità in maniera passiva, arrendevole, pessimista, costruendo in questo modo tutte le premesse necessarie a far leggere in maniera sempre più negativa quanto gli capita. Già in un precedente articolo ho cercato di sviscerare il meccanismo sottostante alle profezie che si auto avverano, potete leggerlo qui, e credo che possa essere a grandi linee riassunto in questa frase: “noi subiamo la realtà che ci creiamo”.


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Che cosa accade se abbiamo un pensiero negativo o al contrario un pensiero positivo?
Quando una persona ha un atteggiamento interiore negativo, rischia di generare una sorta di effetto domino, per cui al cadere di una prima tessera ne segue a rotazione quello di tutte le seguenti: il rischio è di creare terra bruciata attorno a sé, rafforzando un circolo vizioso che, invece, potrebbe essere una escalation virtuosa di positività. Le persone ottimiste attirano a sé la curiosità genuina della gente, sono ricercate e piacevoli perché trasmettono un entusiasmo spesso contagioso.


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Come si può cambiare il percorso che ci porta ad auto-distruggerci?
Bisogna capire i motivi che sottendono al nostro atteggiamento interiore verso le cose, ossia comprendere come mai le persone hanno bisogno di guardare la realtà attraverso queste lenti che, a ben vedere, boicottano la persona invece che supportarla. Le spiegazioni possono essere molto diverse da caso a caso: c’è chi lo fa semplicemente per prevenire i disastri (pensa già in partenza al peggio con l’illusione di essere meno deluso se e quando la catastrofe arriverà, ignaro del fatto che, invece, il suo atteggiamento la richiama come una calamita) oppure c’è chi lo fa per motivi legati al proprio ambiente famigliare. Si tratta in questi casi di modalità di funzionamento apprese nel proprio passato perché funzionali al superamento di qualche situazione emotivamente coinvolgente, e che di seguito vengono comunque tenute in vita perché portatrici di qualche vantaggio secondario.


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Le domande da porsi possono essere diverse a seconda della specifica situazione: Come mai ho bisogno di vedere tutto nero? Che messaggio voglio comunicare alle persone che mi stanno vicino assumendo questo ruolo? Che vantaggi ho a vestire la maschera di quello a cui va tutto storto? Da chi mi faccio consolare? Chi smentisco con il mio atteggiamento ipercritico sulla quotidianità? E altre ancora.




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E’ vero che la mente umana è più portata alla distruzione che non alla costruzione?
No, ma sicuramente credere che questa affermazione possa essere vera ci riporta al punto di partenza: pensare questo, infatti, è il primo passo per arrivare alla sua dimostrazione. La mente di molti è portata a compiere meno sforzi possibili e pertanto, di fronte a un’affermazione, è più semplice cercare di capire se è vera piuttosto che spendere energie a falsificarla, modificando magari anche la nostra opinione in proposito: solitamente la gente cambia se è costretta perché con le spalle al muro, se non ha alternative. Come risultato di questa “pigrizia” tendiamo a sottolineare in automatico le prove a favore dell’ipotesi in cui crediamo, trascurando spesso completamente tutte quelle che potrebbero farci intravedere un’altra via.

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