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La verginità di lei vista da lui

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Un ragazzo ha voluto scriverci le sue idee e opinioni riguardo alla verginità femminile e al modo in cui viene vissuta dalle ragazze

La verginità di lei vista da lui

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un nostro lettore che tratta il delicato tema della verginità femminile dal punto di vista insolito di un ragazzo:
Vorrei fare innanzitutto i complimenti ai curatori del sito per la serietà e la grande sensibilità con cui certe delicate tematiche vengono affrontate, difficilmente si potrebbe fare di meglio, a prescindere dalla prospettiva prettamente femminile. Sono un ragazzo di 20 anni imbattutosi quasi casualmente in Girlpower. Non nascondo che in primis fui incapace di resistere alla tentazione di dare una sbirciata, non senza una punta di malizia, salvo poi ravvedermi completamente per quanto detto in apertura. Sono rimasto particolarmente colpito dall'intervento di Diana, che trovo raffiguri icasticamente la condizione in cui ahimè troppo spesso la teenager odierna è costretta dalla sessualità predatoria che, latente o meno, accomuna tutti noi maschietti. Ad ogni modo sono convinto della assoluta inequiparabilità tra pulsioni sessuali maschili e loro indisciplinata perpetrazione. E' umiliante per me quanto per le sfortunate e involontarie protagoniste coatte di queste manifestazioni di inciviltà prendere atto di come talvolta l'uomo non sappia essere padrone di sè stesso. Ciò che mi sento di far seguire alle mie scuse in nome di quanti, tra gli individui di sesso maschile, sarebbero incapaci di abusare di una giovane semiincosciente, è un consiglio, o meglio un'opinione (volendo evitare che le mie vengano interpretate come parole di sufficienza). Credo che oggigiorno, vuoi per la cattiva influenza esercitata da taluni fenomeni mediatici, vuoi per il risvolto meno edificante dell'inarrestabile (e assolutamente positiva, non fraintendetemi) corsa al progresso, sia troppo sentita dalle giovani donne la necessità di sbarazzarsi di quello che Diana definisce con termine ineguagliabilmente calzante per il modo in cui viene a torto percepito "un peso". Agli occhi di una persona matura la perdita della verginità non può costituire metro di misura dell'emancipazione di una donna, semmai, nella misura in cui in essa si veda il mezzo per ottenere considerazione da parte dell'altro sesso (sbagliato!), è indice del suo asservimento psicologico incondizionato a una idea piuttosto torrida e triste della sessualità, tipica dell'universo maschile. L'emancipazione, dal latino "emancipare", ossia affrancarsi dalla patria potestas, per sua stessa definizione indica l'atto di liberazione da un potere che ci sovrasta e opprime, da uno stato di inferiorità e soggezione, la conquista della propria autonomia e del rispetto da parte della comunità. Ma come esigere il rispetto di qualcuno alla cui volontà, pur non del tutto consapevolmente, si soggiace senza riserve per il puro desiderio di ottenerne le attenzioni??? Come pretendere che a una semina di autosottomissione possa seguire un raccolto di amore e considerazione da parte maschile??? L'unica via per guadagnare il rispetto degli altri è avere stima e considerazione di sé stessi, anche del proprio corpo: solo allora saranno gettate le basi per una relazione di amore biunivoco, capace di gratificarci non soltanto dal punto di vista sessuale. La validità del mio discorso decade allorché le proprie aspirazioni si limitino all'appagamento sessuale (scelta per altro assolutamente legittima da parte femminile quanto da parte maschile se messa in atto col pieno consenso reciproco), ma mi è parso di capire, anche riflettendo sulle esperienze di amiche e conoscenti, che spesso il problema in questione fosse il bisogno di sentirsi amate. La verginità di per sé, per quanto possa essere egoisticamente apprezzata dal maschio in quanto antico simbolo di purezza della persona amata e segno dell'assoluta esclusività della propria relazione, non costituisce tuttavia un valore, piuttosto è indicativa delle aspirazioni che una ragazza nutre nei confronti dell'altro sesso, di ciò che si aspetta da un rapporto. Dare valore alla propria verginità equivale a credere nella stima reciproca e nell'amore metafisico quali colonne portanti di una relazione. Per questo ritengo che la scelta di rimanere (magari a lungo se necessario) illibata non sia da, per utilizzare lo slang, "sfigata", ma rappresenti piuttosto motivo di interesse e garanzia di serietà per quanti, e vi assicuro che ce ne sono anche se non lo ammetteranno mai (non a caso utilizzo uno pseudonimo :-P), desiderino a loro volta imperniare una relazione sulla genuinità dei sentimenti anziché sull'arida sessualità. Con ciò non intendo farmi latore di una masochistica e anacronistica propaganda monacale, dico soltanto che se davvero è l'amore che si va cercando allora sarebbe scelta più saggia e fruttuosa mettere in risalto le proprie qualità personali anziché prodursi in prestazioni premature. Anteporre cronologicamente il sesso alle prove d'amore reciproco non è la via da praticare per costruire una solida relazione: l'ordine va piuttosto invertito!
Io vedo il sesso come il mezzo per dimostrare fisicamente il nostro amore e la nostra riconoscenza alla persona che ci ama e che ci fa sentire speciali, per dare concretezza ai sentimenti che ci tengono avvinti, non come l'essenza dell'amore né come il tramite per raggiungerlo o indurlo in chi non ci considera.
Spero che il mio articolo serva da spunto di riflessione per quante vogliano risparmiarsi dolorose delusioni.
In ogni caso tengo a specificare che nel presente mi sono limitato a esprimere il mio pensiero circa un tema che mi sta particolarmente a cuore, senza per questo voler indirettamente giudicare chi la pensa diversamente da me e senza soprattutto voler proporre una filosofia di vita né tantomeno un metodo sicuro per raggiungere la felicità: di risposte o verità assolute non ne ho mai avute né mai ne avrò.

Lexx85

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