1 5

Fumo: le domande più frequenti - Prima Parte

/pictures/2017/12/19/fumo-le-domande-piu-frequenti-prima-parte-3599336453[465]x[194]780x325.jpeg iStock
gpt native-top-foglia-ros

Secondo l'OMS il fumo di sigaretta è la maggiore causa di morte che potrebbe essere evitata. Scopriamo quali sono tutti i rischi!

Fumo: le domande più frequenti

Il fumo provoca diversi tipi di malattie ed è assoluto nemico di uno stile di vita sano. Ecco alcune delle domande più frequenti e le loro risposte:

Quali sono i rischi del fumo? 

Secondo l'OMS (Organizzazione Mondale della Sanità) il fumo di sigaretta è la più importante causa di morte che potrebbe essere evitata. Nel 2011 l’Istituto superiore di sanità ha stimato che ogni anno in Italia circa 70.000 persone perdano la vita a causa del fumo. Per fortuna il numero delle vittime è in calo (10 anni fa sfiorava quota 80.000), come anche quello delle sigarette vendute nel nostro Paese.

Il fenomeno è dovuto a un diverso clima culturale, che non valorizza più il fumo come atteggiamento "alla moda" e alla consapevolezza delle persone dei rischi e degli svantaggi di questa cattiva abitudine. Ma molto dipende certamente dai provvedimenti che, in Italia prima che altrove, hanno proibito le sigarette nei luoghi pubblici e sui posti di lavoro. 

Il fumo di tabacco è responsabile, ancora oggi, di un terzo delle morti per tumore e di circa il 15 % di tutti i decessi. Molti studi hanno infatti dimostrato che chi fuma corre un rischio più alto di sviluppare oltre 50 gravi malattie: il fumo raddoppia il rischio di avere un ictus, aumenta da due a quattro volte la possibilità di essere colpi da infarto, aumenta di 10 volte il rischio di morire di enfisema. Inoltre, danneggia la circolazione del sangue al cervello e agli arti e può favorire la comparsa di una disfunzione erettile nell'uomo.

Per quanto riguarda il cancro, poi, le sostanze cancerogene contenute nelle sigarette favoriscono lo sviluppo di tumori al polmone (causati in nove casi su 10 proprio dal fumo), ma anche in diversa misura i tumori del cavo orale e della gola, del pancreas, del colon, della vescica, del rene, dell'esofago e di alcune leucemie. 
 

Quali sostanze si inalano con il fumo di sigaretta e come favoriscono lo sviluppo dei tumori?

Con ogni boccata di fumo introduciamo nel nostro corpo oltre 4.000 sostanze chimiche. Secondo l'International Agency for Research into Cancer, di queste 4.000 circa 80 sono anche cancerogene.
Ogni sigaretta contiene:

• monossido di carbonio: riduce l’afflusso di sangue ai tessuti ed è responsabile anche degli avvelenamenti da gas di scarico delle auto e delle stufe;
• nicotina: è la sostanza responsabile degli effetti del fumo sul cervello e induce, quindi, anche la dipendenza fisica dalla sigaretta;
• catrame: contiene molte sostanze cancerogene come benzopirene e altri idrocarburi aromatici;
• acetone: è la stessa sostanza utilizzata anche per rimuovere lo smalto dalle unghie;
• ammoniaca;
• arsenico;
• formaldeide;
• acido cianidrico;
• nitrosamine;
• sostanze radioattive e molte altre

Si ritiene che i costituenti del fumo con maggiore potenziale cancerogeno siano:

• l'1,3-butadiene: è meno potente di altre sostanze, ma è considerato il più importante perché presente in grandi quantità nel fumo di sigaretta;
• l'arsenico: tende ad accumularsi nell’organismo ed è per questo considerato particolarmente pericoloso;
• il benzene: è responsabile di una quota significativa (dal 10 al 50 per cento) delle leucemie provocate dal fumo;
• il cadmio: la sua pericolosità è dovuta al fatto che con il fumo di sigaretta se ne introduce una quantità troppo alta perché il proprio corpo riesca a neutralizzarne l’azione tossica. 
 
Tra le sostanze radioattive è di particolare rilievo il polonio 210: una recente analisi condotta sulle sigarette in vendita in Italia ha dimostrato che fumare circa un pacchetto al giorno per un anno sottopone allo stesso rischio biologico di sottoporsi a 25 radiografie del torace. Depositandosi nei polmoni, infatti, questa sostanza li espone ad altissime dosi di radiazioni ad alta energia che possono indurre mutazioni potenzialmente cancerogene nel DNA.

Come le radiazioni, anche molte sostanze chimiche contenute nel catrame danneggiano il DNA delle cellule, provocando mutazioni che possono spingere la cellula verso una crescita incontrollata. Il benzopirene tende per esempio a mettere fuori uso il gene che codifica per la proteina p53, uno dei meccanismi fondamentali per proteggere l'organismo dal cancro.


La miscela delle varie sostanze inalate con il fumo di sigaretta potenzia gli effetti negativi sull'organismo, rispetto a quelli che avrebbe ciascuna molecola presa singolarmente. Ad esempio il cromo, agendo come una colla, fa aderire più saldamente gli idrocarburi al DNA, favorendo le mutazioni che questi possono provocare. L’arsenico e il nichel, poi, interferiscono con i naturali meccanismi di riparazione del DNA.

Le sostanze cancerogene contenute nel fumo possono infine favorire lo sviluppo dei tumori in maniera indiretta: ostacolando i meccanismi di rimozione di altre tossine, per esempio distruggendo le ciglia delle cellule che rivestono le vie respiratorie, come fanno ammoniaca e acido cianidrico; o bloccando gli enzimi che le trasformano in sostanze meno pericolose, come fa il cadmio.

Qual è il numero massimo di sigarette che si possono fumare senza rischi? 

Non esiste una soglia di sicurezza sotto la quale il fumo non produce danni, anche perché le conseguenze tendono ad accumularsi nel tempo. Negli studi che indagano il legame del fumo con le varie malattie si è scelto di usare un’unità di misura chiamata “pacchetto-anno”, un criterio che tiene conto non solo del numero di sigarette fumate ogni giorno, ma anche del periodo totale di esposizione. Ad esempio, fumare mezzo pacchetto al giorno per due anni equivale a fumare un pacchetto intero per un anno.

Le sostanze cancerogene, inoltre, provocano mutazioni che si sommano tra loro, ma che avvengono ogni volta in maniera casuale. Il rischio, dunque, aumenta con il passare degli anni, ma non si può prevedere con certezza il tempo necessario a trasformare una cellula sana in una tumorale. Un recente studio ha calcolato che mediamente ogni 15 sigarette fumate si verifica almeno una mutazione: in pratica, ogni volta che si apre un nuovo pacchetto è come se si giocasse alla roulette russa. 

Ciò non significa che tutti i fumatori svilupperanno un tumore, né che la malattia non possa insorgere in persone che non hanno mai messo in bocca una sigaretta: molti altri elementi, genetici o ambientali, possono contribuire a proteggere l'organismo o viceversa a favorire lo sviluppo di un tumore, ma non fumare (o smettere) è certamente uno dei passi più importanti che si possono fare per ridurre il proprio rischio personale di ammalarsi.

Condurre una vita sana, per esempio seguendo una corretta alimentazione o svolgendo attività fisica regolare non basta a compensare il vizio del fumo. Nessuno di questi fattori, per quanto utili al benessere dell'organismo e alla prevenzione delle malattie, ha lo stesso peso del fumo di sigaretta. Cominciare a ridurre il numero di sigarette quotidiane può essere un modo per cominciare ad abituarsi all'idea di smettere, ma solo se è la prima fase di un percorso che porta al numero 0 di sigarette al giorno. In caso contrario, chi si limita solo a fumare meno, non appena si trova in una situazione di stress, torna al punto di partenza.

È meglio scegliere sigarette “leggere”? Pipa e sigaro fanno meno male? 

Il termine "leggere" (o light, o mild, o low tar) riferito alle sigarette è fuorviante: la differenza con quelle normali è irrilevante in termini di effetti sulla salute. L'idea che facciano meno male spinge invece a fumarne di più e soprattutto riduce le probabilità che il fumatore decida di smettere. Diversi studi scientifici hanno dimostrato che chi utilizza le cosiddette sigarette "leggere" fa boccate più lunghe e profonde. Di conseguenza, il dosaggio delle sostanze tossiche nel sangue non è in queste persone inferiore a quello che si ritrova nei fumatori di sigarette più "forti", né il loro rischio di ammalarsi nel tempo appare ridotto.
 
Per questo l'Unione Europea e la Food and Drug Administration americana hanno imposto di eliminare dalle confezioni le definizioni di "leggere" che potevano trarre in inganno il consumatore. Studi condotti dopo l'introduzione di questi provvedimenti, hanno tuttavia mostrato che, nonostante queste espressioni non fossero più riportate sui pacchetti, il consumatore tende a pensare che i marchi "gold" o "silver" o le confezioni con colori più chiari corrispondano a formulazioni meno dannose.

Se le sigarette leggere non rappresentano una scorciatoia, neppure il sigaro e la pipa sono alternative più sicure anche se portano a inalare il fumo meno profondamente: ciò riduce leggermente il rischio di tumore al polmone rispetto a quello di chi fuma sigarette, ma le probabilità di sviluppare la malattia sono comunque molto più alte che non tra i non fumatori. Inoltre, fumare sigaro e pipa favorisce lo sviluppo di tumori della bocca, della gola, dell'esofago e di altri organi come il pancreas.

Quali sono gli effetti del fumo passivo? 

È ormai stato ampiamente dimostrato che i danni del fumo si estendono anche a chi è stato costretto a respirare per anni sia il fumo emesso dal fumatore dopo che lo ha inalato (mainstream smoke), sia quello liberato direttamente dalla combustione della sigaretta (sidestream smoke).

Il fumo passivo è responsabile di almeno una quota dei tumori al polmone nei non fumatori, oltre che di malattie cardiache, asma e altri disturbi meno gravi. Il fumo passivo aumenta del 25% il rischio di tumore al polmone e di malattie cardiache nei non fumatori. L’esposizione alle sigarette altrui, inoltre, potrebbero favorire anche lo sviluppo del tumore al seno e un andamento più sfavorevole della malattia.

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Lancet a opera di esperti dell'Organizzazione mondiale della sanità, il fumo passivo causerebbe complessivamente 600.000 morti l'anno. Di questi, circa 165.000 sono i bambini che convivono con un fumatore.
 
I danni del fumo passivo sono infatti particolarmente gravi nei più piccoli, il cui organismo è ancora in fase di sviluppo. I neonati esposti al fumo sono più soggetti alla “morte in culla” (SIDS, sudden infant death syndrome) nel primo anno di vita e crescendo restano più vulnerabili nei confronti delle infezioni polmonari.

Molti Paesi hanno adottato severe normative relative al fumo nei luoghi pubblici e sui posti di lavoro, che in alcuni casi si possono estendere anche a spazi all'aperto, per esempio nei parchi gioco frequentati da bambini.

Si può pensare che non ha senso preoccuparsi del fumo passivo, quando si vive in città inquinate. Pur essendo importante intervenire sulla qualità dell'aria, è anche vero che, a parità di esposizione ad altre sostanze, è sempre il fumo a fare la differenza.
 
Negli ultimi due decenni numerose ricerche scientifiche hanno evidenziato come l'inquinamento indoor, cioè negli ambienti chiusi come case, uffici, bar, sia molto più pericoloso di quello all'aperto. Ciò perché si trascorre generalmente molto più tempo in luoghi chiusi che all'aria aperta e perché negli spazi chiusi, che hanno generalmente piccole dimensioni, le concentrazioni di gas e polveri (la cui presenza è causata soprattutto dal fumo di sigaretta) possono salire a livelli molto più alti.

Negli ultimi anni, inoltre, si sta indagando anche sull’effetto cancerogeno del cosiddetto “fumo di terza mano”, cioè delle sostanze che impregnano gli ambienti, in particolare i tessuti e i capi di abbigliamento.
 
gpt native-bottom-foglia-ros
gpt inread-ros-0
gpt skin_mobile-ros-0